Jahresbericht der Landes-Rabbinerschule in Budapest
- Journal
- Jahresbericht der Landes-Rabbinerschule in Budapest
- Volume
- [18] für das Schlujahr 1845-95 (1895)
- Date
- 1895-01-01
- Page
- – (sequence 139)
- Language
- German
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XXXI versar meco, mi ha perö sempre tenuto lontano d’Andrinopoli come la Feste, nelle sue lettere chiaro lo mostra e Barbieri mi ha mostrato un biglieto una volta dove lo prohibiva in una grande vania mia di Mustafa ben che il Visir d’ hoggi che era il mio principal amico fosse Tefterdar in Andrinopoli tanto si e affaticato che non mi ha lasciato bisogno d’andar in Andrinopoli e cosi in tutti li altri affari per un timore grande che io non aiutassi alla Pace. Si e fatto un Visir vecchio e doppo haver appreso da me che io havevo amicitia con il Cheaia che doveva andar in Andrinopoli e massime con un tal Sciefulä valido> e andato egli stesso incognito a trovar Sciefulä gli ha detto che io sono un huomo buono e suo amico ma che ero Venetiano e che inclinavo alla Pace e che non bisognava ascoltarmi, e doppo havergli donato un Horologio gli dimandava che gli ho detto io, Il Turco ha risposto che giä mai ho parlato con lui altro che di medicina, gli ha poi dato una lettera per Fonton ch’era in Andrinopoli Dragomano. Il Turco me l’ha esibita se la voglio leggere, la lettera non ho tocato ma dell’aviso mi son approfittato per non ingelosirlo, gran prontezza di Sciefulä che mai parlava con me altro che cose di stato, dico di non ingelosirlo ma era impossibile. Un Bar David matto era venuto a Costantinopoli che poi si e fatto Turco anco questo era ministro, io ero in Andrinopoli e questo si e fatto copiar una carta da mio Nepote per un negotio e l’ha mandata all’ Ambasciatore, me l’ha mostrata dicendomi ecco lo stesso carattere delle vostre lettere, mi dice che non lo vol in Andrinopoli, e poi l’altro giorno che non vorebbe che io gli l’havesse scritto, giä ero complice di suoi maneggi e trattavamo la Pace insieme, gli dimando di partir con Emscherch lo crede un arteficio, e mille cose, era entrato in lui una ferma credenza che io non facessi altro che servir ä Venetiani, che li miei negotij fossero gratie del mio Principe, sapeva della condotta di Medico, dalla mia fede argomentava che fossi impiegato che sapessi tutti i maneggi e tutte le intentioni della Republica e non poteva sanare, e Jougla mi ha detto un giorno io non ho stipendij. Doppo haver concluso la partenza abbandonato casa e ne-