Zeitschrift für hebraeische Bibliographie
- Journal
- Zeitschrift für hebraeische Bibliographie
- Volume
- XVI (1913)
- Issue
- 4/5 (Juli-Oktober 1913)
- Date
- 1913-07-01
- Page
- Seite 141 (sequence 41)
- Language
- German
- Belongs to
- journal issue
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141 VIII. La trascrizione dei vocaboli italiani in caratteri ebraici. Gli ebrei italiani avevano un sistema costante per la trascrizione delle parole italiane con caratteri ebraici. Trattandosi di un sistema cosi consueto e generale non e qui il luogo di es&minarlo partitamente, tanto piü che ho intenzione di farlo oggetto di an apposito Studio 1)- Mi limiterö qui a osservare qualche particolaritä piü singolare di cui ci puo dare esempi interessanti il nostro inventario. Mentre la vocale a (indicata di solito con א) puo tralasciarsi, specialmente in sillaba chiusa, e talvolta anche in sillaba aperta, non 6i tralasciano mai di solito le altre vocali che si indicano con la י (e ed i) e con la ר (o ed u). Eppure vi sono dei nomi italiani, come, ad esempio, Domenico, che nelle nostre carte sono costantemente trascritti senza tener conto di una delle vocali: nel nome Domenico e P i quella che viene tralasciata. Credo di aver trovato la regola generale da cui dipendono queste omissioni presso il nostro banchiere, e di poterla formulare come segue: Quando quattro consonanti Puna d po l’altra dovrebbero trovarsi ad essere seguite da una lettera indicante una vocale, una di queste vocali viene tralasciata 2 3 *). Cosi •i spiegano, oltre alla forma דומעקו per Domenico, le scritture בינדיטו per Benedetto, ברטולמיאו per Bartolomeo,.קרובעו per Cherubino. Il palatale viene trascritto di solito con י e cosi hanno per lö piü anche le nostre carte. Pero esse ci mostrano anche una particolaritä che e dovuta alla peculiare pronunzia fiorentina. Osservo a questo proposito che in genere, nello studiare i 8i8temi di trascrizione di lingue europee in caratteri ebraici, e necessario tener conto, cosa che per il solito non si fa, della pronunzia dialettale della localitä dove viveva 10 scrittore. Orbene, il g palatale intervocalico aveva edha a Firenze un suono assai di verso da quello dei comune g palatale, e simile a quello dei j francese 8). Ad esempio, la parola g i o r n o, che da sola o preceduta da con- J) y. la bibliografia da me citata in R i v. Isr.? YIII, p. 104, n. 2. 2) E’ un principio analogo a quello per cui nella Bibbia quando dovrebbero in una parola trovarsi due matres lectionis vicine tra loro, una di esse 6 tralasciata, come צדקים per מלות ,צדיקים per קולות, etc.; v. Gesenius- Kautzsch, 26 a ed. § 8, 4, 1, a). 3) Grundriss der romanischen Philologie, herausg. von CF. Grober, I, j>. 49!.